LE FASI DELLO SVILUPPO PSICOLOGICO: La prima e la seconda infanzia

Il bambino instaura fin dai primi giorni di vita, una relazione  fisica con la persona che lo accoglie e si occupa di lui, ma anche una relazione più profonda, di natura psicologica,  per la quale ognuno ha un bisogno fondamentale, che ci sia qualcuno che si prende cura di lui, per non  sentirsi abbandonato. Abbiamo bisogno, dunque, di una persona che ci segua e che ci stia accanto, di essere  custoditi dall’angoscia abbandonica (la paura di essere abbandonati) ed è questa la prima inesorabile  condizione per un sano sviluppo biologico e psichico. Il fatto che il bambino abbia bisogno, così a lungo, di  assistenza e che egli dipenda dai genitori significa che egli è dotato di intelligenza e di capacità di adattamento, e dall’altro lato che può essere segnato, positivamente o negativamente,  dalla più o meno felice relazione che si è instaurata fra lui e i genitori.

È importante riflettere sul fatto che la vita psichica e quella fisiologica del bambino non iniziano con la  nascita, ma sono la continuazione dell’attività fetale, che privilegia in modo diretto il rapporto madre- bambino. Ne è esempio il fatto che il bambino  sviluppa una personale sensibilità e condivide le emozioni della madre, sente il battito del suo cuore. Madre e  bambino comunicano intensamente e il bambino percepisce la voce della mamma, partecipando alla sua vita  e condividendone le esperienze sul piano fisico ed emotivo. La prima grande esperienza del bambino che  nasce consiste appunto nel venire alla luce, abituato com’era a vivere per mesi in un ambiente accogliente e  protettivo, al riparo dalla luce, da sbalzi di temperatura e da ogni sorta di rumori e disturbi.

Inizia con la nascita l’esistenza autonoma del bambino.

Nei primi giorni di vita i movimenti del neonato non sono numerosi, ma presto, egli  cerca il seno quando viene sollecitato dalla madre a nutrirsi e sente l’odore del latte. Egli conosce gli oggetti attraverso l’odore e il tatto. Altri riflessi, oltre a quello della suzione, caratterizzano il neonato, ad esempio quelli della deglutizione, dell’orientamento del capo, della tendenza a muovere li passo se il  bimbo viene collocato in posizione verticale in modo che i piedi poggino per terra. Inizia per il bambino il  processo di maturazione, che continuerà negli anni, verso la piena e autonoma realizzazione di se. Dopo appena due o tre settimane il bimbo è sempre più  in grado di percepire nettamente il viso umano. Nel secondo o terzo mese appare il sorriso, che  indica chiaramente come il bambino sia già in grado di distinguere fra mondo esteriore e mondo interiore. È  la premessa necessaria alla scoperta e al riconoscimento di una realtà obiettiva al di fuori di se. Riconoscere  il viso umano e, fra i tanti visi, particolarmente quello della madre (o di chi ne fa le veci) e ricambiare il suo apparire con un sorriso significa che il bambino è in grado di poter riconoscere la persona che gli sta davanti ed esprimere la sua contentezza nel vederla. Significa che il processo di maturazione sta procedendo bene. Verso l’ottavo mese il bambino comunica chiaramente che ha veramente coscienza di se col  manifestare una vera e propria crisi d’angoscia, quando scopre che non tutti i visi sono quello della  mamma. Piange allora e grida la sua disperazione temendo di essere abbandonato. Nel contempo il bambino acquisisce gradualmente il linguaggio e la capacità sempre più autonoma di  deambulazione. Verso il dodicesimo mese il bambino acquisisce sempre più coscientemente la capacità  di dire no, segno inequivocabile che, in lui, è netta la differenziazione fra la coscienza di se e  coscienza dell’ altro. Dire no è quindi importante ed è un segnale molto positivo del regolare sviluppo  nel bambino del processo di maturazione personale, ma è anche carico di conseguenze, se i genitori “non  crescono” col crescere del bambino. Egli fa proprie tutte le strategie che ritiene necessarie per  conquistare gli altri, i genitori prima di tutto. Anche i genotipo adottano strategie per ottenere che il bambino cresca e dica “sì” alle cose “giuste”, (dal punto di  vista dei genitori). Ma che succederebbe se il bambino, a causa d un errato intervento  educativo da parte dei genitori si sentisse costretto (e qui  ricorriamo ad una situazione estrema) a dover rinunciare ai propri genitori oppure a dovere rinunciare a se, per l’angoscia di perderli? “Tu sei tu e sei apprezzato perché sei tu”: di questo ha bisogno  il bambino.  L’educazione è quindi necessaria e non vi è dubbio che essa debba coinvolgere il bambino e i genitori. Si è accennato a qualche importante tappa dello sviluppo del bambino nella prima infanzia (dalla  nascita ai due anni). Bisogna dunque ancora ricordare che l’ osservazione scientifica delle condotte del bambino ci ha permesso di usufruire di strumenti sempre più  raffinati per il controllo dello sviluppo psicomotorio quali ad esempio delle “scale” di misurazione dei progressi psicomotori del bambino a diverse età, oppure di scale che misurino il quoziente intellettuale.

La seconda infanzia (dai due ai sei anni) si caratterizza per il grande sviluppo del linguaggio congiuntamente  all’acquisizione del pensiero simbolico. Alla fine del primo anno di vita, il bambino possiede ancora poche  parole, durante il secondo anno impara che ogni cosa ha un nome e ben presto il suo vocabolario cresce fino a  trecento parole. Più importante ancora è l’acquisizione del pensiero simbolico, per  il quale il bambino non ha più bisogno, per pensare, della presenza materiale di un’azione da imitare, ma si serve  del pensiero per distaccarsene ed elaborarla come vissuto personale. Ne è esempio il fatto che il bambino mette tutto se stesso, le proprie fantasie, le proprie gioie e paure, completando e  compensando la realtà grazie all’immaginazione. In ogni campo assistiamo a  uno sviluppo costante del bambino che ha sempre maggiore coscienza di quanto fa e che scopre l’ambiente  familiare.

In particolare, verso i tre anni, il bambino si  rende conto che la mamma non gli appartiene in maniera esclusiva e che altre persone hanno un ruolo molto  importante in casa, soprattutto il padre. Tocca ora proprio al padre aiutare il figlio a passare gradualmente al mondo esterno. Egli allarga lo sguardo del bambino al di là della cerchia familiare e, con processi specifici e distinti per il maschio femmina, assume un ruolo fondamentale. L’io del bambino ne esce rafforzato: egli allarga, il proprio orizzonte avventurandosi, con 1 ‘aiuto del padre,  alla scoperta del mondo circostante, sentendosi pronto a lasciare, per alcune ore, la casa per affrontare, tra le altre, l’esperienza della scuola come primo vero distacco dal nucleo familiare.

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